…Dentro, in latino “intra” e ancora meglio nel senso di “intimus”, intimo, cioè lo stretto rapporto fra noi e il nostro essere.
Fuori, dal latino “foris” che significa anche porta, cioè, quella cosa che segna la fine dell’intimità e l’inizio dell’exteriorité, un tutto evidente, cioè, noi e gli altri. E cosa succede se non si riesce a scindere le due cose e soprattutto quando il “fuori” prevarica il “dentro”? Si perde il vero significato dell’esistenza, si resta in superfice per entrare nella “normalità”. La normalità della gente che si urla addosso senza capirsi e soprattutto senza ascoltarsi, della donna che vende il proprio corpo perchè convinta che quello sia il suo unico argomento, di colori, scoppiettii, di confusione che confonde, che vuole confondere e che vuole coprire una scura interiorità.
Una normalità che incastrata fra “pelle, pori e peli” non riesce a penetrare, troppo impegnata a rubare il posto al proprio vicino e a divorare che le passa accanto. Certo la confusione, lo scintillio sono le cose che procurano un effetto immediato, ma anche momentaneo.
Ciò che si festeggia oggi (n.r. San Valentino) per la socialità, ciò che è secondo me, la forza motrice della vita di tutti i giorni, l’amore, ha bisogno di ben altro che schioppettii e confusione. Così come queste opere di Francesco Melone, che fatte di frammenti di gomma, hanno preso vita come parte di un tutto e sono arrivate ad essere il tutto, anche l’amore come frammento può crescere, maturare e divenire, solo nella parte più intima di noi.
Sarà questo “solido” sentimento ad emanare la potente ed eterna luce; una luce che è sempre naturale, sia quella del sole, delle stelle e della luna, che non ha paura di illuminare una frenetica e liberatoria danza inventata, un paesaggio assopito nella notte, l’azzurro di un mare che porta con sè il calore materno, e non ha paura di scaldare un simpatico volto arrossato da raggi solari, che diventano indiscrete frecce di cupido in un colorato paesaggio incantato…

Elisabetta Gubbiotti