Da più dieci anni Francesco Melone compie una ricerca espressiva centrata sulla famiglia intesa non solo come percorso personale, ma come nucleo sociale per capire e capirsi meglio. Un percorso questo che, come si può leggere dall’evoluzione della sua produzione artistica, ci accompagna a scoprire tutte le fasi della crescita della sua famiglia, raccontandoci con sarcasmo ed ironia i legami, le insidie, l’allegria e l’amore delle sue pareti domestiche.
Con stile irriverente per il tema ‘‘intoccabile’‘ della famiglia, ha giocato con gli stereotipi consumistici del nostro tempo, vedi l’idillio familiare stile Mulino Bianco, per smascherarne i segreti senza però condanna o distacco. Anzi con affettuoso occhio guarda a se stesso e alle sue donne, la moglie e la figlia, facendoci riflettere sul nostro mondo familiare e allo stesso tempo trasformandoci in voyeur curiosi del pettegolezzo sulla famiglia Melone.
L’ironia, l’uso di immagini da fumetto, colori accessi e toni giocosi sono elementi peculiari della sua ricerca che sceglie il più tradizionale dei mezzi artistici, la pittura. Ed oggi si spinge oltre poiché  in controtendenza rispetto all’uso delle tecnologie digitali ritorna ad una manualità del passato: il cucito, da cui ricava le sue sculture di stoffa.
Ma questa scelta sulla tecnica si accorda con una nuova fase di ricerca che scopriamo anche nei più recenti quadri. Francesco Melone, infatti, oggi si spinge oltre le sue mura domestiche per affondare nella memoria dell’infanzia, della manualità ritrovata e antica, degli oggetti della nonna da cui era ossessivamente circondato ed oggi tanto cari da ricordare. E così nascono quadri in cui il protagonista diventa il posacenere a forma di pinguini di casa di nonna o il soprammobile a forma di cane, incastonati su sfondi quasi psichedelici che alludono alle carte da parati degli anni della sua infanzia. Immagini che alludono ai propri ricordi, come le sculture di stoffa, che somigliano a qualcosa a noi familiare, ma la cui immagine non si sovrappone completamente. E’ l’immaginario nascosto dei ricordi di Francesco Melone che prende forma, attraverso il recupero del cucito, un lavoro oggi quasi dimenticato, ma momento di aggregazione importante nel nostro passato prossimo per le donne nel nostro Paese, ma anche per gli uomini in altri. Pensiamo alle coperte patchwork realizzate nei freddi paesi del nord Europa nelle fredde serate d’inverno dagli uomini quando tutto era gelato.
Nel nostro tempo che ci spinge fuori casa, dove spesso siamo di passaggio e da dove a volte fuggiamo, Francesco Melone ci invita invece ad entrare nel mondo intimo, personale delle mura domestiche. Un interno non sempre sereno, non sempre piacevole, ma a cui ognuno a modo proprio tende a ritornare anche solo con la mente o il ricordo. La psicoanalisi ci ha insegnato a trovare le cause dei nostri incubi nei legami familiari, Francesco Melone ci fa specchiare nei suoi, ma sdrammatizzando con ironia li ridisegna come favole in cui però c’è sempre la strega cattiva.

Maria Katia Ficociello